Ha brillato per l’eccezionalità del progetto e per l’innovazione del linguaggio architettonico sperimentato il
Museumplein di Amsterdam, disegnato dal paesaggista
Sven-Ingvar Andersson sul finire degli anni Novanta.
Non ha avuto esitazioni la giuria incaricata di assegnare il “
Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino”. Premio, arrivato nel 2008 alla sua XIX edizione, promosso dalla “Fondazione Benetton Studi Ricerche” di Treviso.
Il Museumplein, spazio aperto cruciale per la vita della città e per le prestigiose istituzioni culturali che vi si affacciano, è stato protagonista, allo scadere del xx secolo, di una trasformazione radicale, portata avanti dall’Amministrazione Pubblica e progettata da Andersson. Si tratta di un caso esemplare, nel quale l’idea chiara dell’artista, il potere di coordinamento degli interventi e il coinvolgimento della comunità sono riusciti a dare a un’enorme spianata preesistente, trafficata e storicamente irrisolta, il carattere di un luogo che parla, nonostante le visibili sofferenze gestionali, il linguaggio della misura e della dignità, nella forma di un “
campo dei musei”. Un vasto prato che dialogo col cielo, capace di accogliere in libertà le figure della natura, luce, acqua, alberi, e le presenze varie di cittadini e di visitatori, fino ai grandi raduni collettivi.
Il disegno e il governo della modificazione del Museumplein costituiscono, nel loro insieme e per il nostro tempo, un’opera magistrale dell’arte di paesaggio, spinta a mostrare la forza meravigliosa della semplicità. L’ampio catalogo della cartografia storica di Amsterdam, un archivio municipale di particolare ricchezza, una notevole bibliografia, illustrano centoquarant’anni di discussioni e insuccessi dei progetti relativi alle nuove aree di espansione della città appena fuori le mura, nell’anomalo triangolo tra il Vondelpark e il canale Boerenwetering.
A fare inizio dai piani di
Jacobus Gerhardus van Niftrik (1866 e 1872), nella lista degli oltre venti progetti non realizzati, noti e pubblicati, non mancano architetti e urbanisti importanti,
Petrus Josephus Hubertus Cuypers (1876 e 1891),
Hendrik Petrus Berlage (1895-1896),
Cornelis van Eesteren (1928 e 1951). Le difficoltà nascono dalle stesse dimensioni dello spazio aperto coinvolto che, nonostante le edificazioni e i cambiamenti di destinazione d’uso, è ancora oggi di circa otto ettari, e dalle conseguenti distanze, che costituiscono le lettere di un alfabeto progettuale il cui controllo è assai arduo.
Le ragioni e i modi seguiti per formulare la proposta di incaricare il paesaggista scandinavo Sven-Ingvar Andersson, coadiuvato dall’urbanista olandese Stefan Gall, fanno emergere i tre parametri fondamentali della scelta: la capacità di concepire soluzioni di forte identità e di leggibile autografia; la capacità di coordinare i vari uffici pubblici, gli specialismi scientifici tecnici e operativi coinvolti; la capacità di ascoltare e dare risposta alle molteplici espressioni e domande degli abitanti e dei visitatori. È quanto accade nei sette anni della radicale modificazione.
L’idea, le sue forme, le sue misure: è già tutto nel masterplan del giugno 1993. Andersson scrive qui una pagina di mirabile nettezza, nella lunga tradizione della moderna scuola del paesaggismo nordico, con toccanti citazioni del maestro
Carl Theodor Sørensen nell’uso dei setti vegetali che misurano lo spazio e organizzano la geometria percettiva.
“Il centro di un ciclone è detto ‘occhio’ ed è una zona di quiete circondata dallo strepito e dall’infuriare di forze dinamiche. Quando ci si trova nell’occhio del ciclone si avverte allo stesso tempo l’energia vitale delle forze scatenate e la calma acquietante del silenzio. Museumplein è l’occhio del ciclone al quale dà corpo e anima la città di Amsterdam. Sin dall’inizio, la mia intenzione è stata quella di rendere visibile il vuoto e udibile il silenzio, per permettere la creazione di un recipiente vuoto disponibile a essere colmato di vitalità fisica e spirituale, una vitalità che lo animerà sempre e che potrà talora esplodere con la forza di una marea travolgente”.

“L’occhio, ovvero il recipiente vuoto, deve avere una forma semplice capace di esprimere dignità, perché è con semplicità e dignità che sarà possibile dar vita a un dialogo tra le istituzioni culturali presenti sul campo e il cielo sovrastante, tra lo spazio aperto e l’aria. I cittadini del quartiere, i rappresentanti delle istituzioni, i frequentatori abituali e i politici non mi hanno suggerito il progetto; mi hanno però dato molte informazioni. Ho ascoltato le loro esigenze, i loro sogni, le loro aspettative, e io le ho ripensate con fantasia, cercando di arrivare a un risultato di semplice dignità”.
Queste parole di Sven-Ingvar Andersson appaiono come la più sicura sintesi del suo concetto ispiratore. Le consultazioni e le discussioni che sono seguite si sono confrontate con il masterplan del 1993 che, con piccoli emendamenti, è stato approvato dal consiglio della Municipalità Sud nel settembre 1995 e nei quattro anni successivi ha costituito il filo rosso per definire unitariamente i molteplici pesanti interventi.
(I° Continua)
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