
A riguardo si dichiara convinto e fiducioso l’assessore provinciale con delega alle Politiche agricole, Parchi ed Aree Protette, Domenico Dell’Aquila. “Innanzitutto – osserva - abbiamo avuto la disponibilità dei comuni interessati (Capua, San Prisco, Casapulla, Casagiove, Caserta, ndr.) a lavorare su indicazioni precise, muovendoci in maniera sinergica. Un input arrivato anche da quelle municipalità con cui prima c’era meno dialogo. Nel senso, che, in qualche modo, non erano convinti della scelta, tanto da presentare delle perplessità che sono state superate. In questo modo, essendoci un accordo unanime sull’iniziativa di valorizzazione e di promozione non solo del Monte Tifata, ma dell’intera Catena dei Tifatini, abbiamo messo in campo un gruppo tecnico che sta valutando gli interventi eseguiti dai singoli comuni, così che possano far parte di uno stesso filo conduttore, armonizzandosi, senza nessuna forma di sbavatura”.
Assessore, il progetto di cui parla, peraltro già illustrato dall’architetto Maria Carmela Caiola, assessore provinciale all’Ambiente e all’Ecologia omprende una fetta di territorio molto estesa.
“Infatti. Quando parlo dei Tifatini mi riferisco ad una catena collinare che parte da Valle di Maddaloni fino ad arrivare a Capua. Tra l’altro, i comuni interessati, cioè ricadenti nell’area individuata, messo da parte lo scetticismo, collaborano ad un programma, coadiuvato come ho gia detto da un tavolo tecnico. Lo scopo è comprendere quali forze e risorse mettere in campo per arrivare ad un’eventuale perimetrazione dell’area, identificata come parco dei Colli del Tifata”.
L’architetto Caiola accennava ad un parco intercomunale.
“Certo. Per ottenere il riconoscimento di parco regionale c’è bisogno di un’apposita legge. Sta di fatto, tuttavia, che stiamo operando con la
legge 17, la quale ci consente di costituire piccoli parchi, connettendoli tra loro e mettendoli a sistema, per arrivare alla definizione di parco intercomunale delle colline del Tifata”.
Mi scusi assessore, il termine scientifico sarebbe parco extraterritoriale.
“Si. Ma è una prospettiva più ampia, certamente non impossibile. Va chiesto alla Regione Campania, attraverso un decreto legislativo, la costituzione del parco dei monti del Tifata, come, ad esempio, è avvenuto a Napoli per i parchi delle colline dell’area Parthenopea.
C’è poi una questione più profonda ed è di carattere progettuale: bisogna intervenire in maniera tale da rendere l’habitat più consono a quella che è la caratteristica di un parco. Anche in questo caso stiamo lavorando per programmare, in modo unanime senza nessuna forma di prevaricazione da parte di altri enti, una serie di iniziative che ci consentano di vedere quest’area come un valore aggiunto”.

Punto, questo, su cui conviene il sindaco di San Prisco,
Antonio Siero. “E’ chiaro che, accanto ai percorsi tracciati con l’intento di creare il collegamento dei diversi punti dell’intera area, vanno intrapresi interventi per ricucire e riconvertire frammenti e porzioni del territorio da risanare. Dopo un’ accurata opera di rimboscamento, portando in loco la vegetazione in origine ed aumentando l’indice di piantumazione, le cave potranno essere trasformate in laghi artificiali, così come accade in altre realtà italiane.
Mi riferisco, in particolare, alla possibilità di creare parchi ludici, comunemente chiamati acqua fun. Oppure le cave potranno diventare, se opportunamente attrezzate, attraverso l’utilizzo di elementi scenografici, che combinano insieme l’alta tecnologia di fonti luminose con la sensibilità e la creatività del progettista, teatri naturali.
Una forma, o meglio un archetipo, che ricorda i modelli sperimentati nell’architettura arcaica e classica. Ciò significa mettere in pratica un progetto di ampio respiro; che, come un polo attrattore, riesca a calamitare presenze turistiche, sia locali che di qualsiasi tipo, di cui beneficeranno l’intera provincia di Caserta e non solo”.
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